PALAZZO COLLICOLA ARTI VISIVE. SPOLETO

⌊ Domenica 20 Novembre 2011. Ore 12:00

     
     
 
 

TERMINAL COLLICOLA - NUOVI ARRIVI PER LA COLLEZIONE

 
   
 

 
   
 

ISAMU NOGUCHI "Octetra"

In splendida forma riappare, dopo un attento lavoro di restauro, la grande opera di Isamu Noguchi dal titolo “Octetra”. Si tratta di un playground costituito da elementi modulari di tetraedi con piani e cavità centrali esagonali. Il progetto venne affidato agli architetti Buckminster Fuller e Shoji Sadao, con i quali l’artista collaborava da qualche anno. La scultura modulare per bambini fu prima installata davanti al Duomo in occasione del XI Festival dei Due Mondi. In seguito trovò temporanea collocazione nei giardini pubblici di Viale Matteotti. Nel 2000 fu posta nel cortile di Palazzo Collicola, in occasione della riapertura a nuova sede espositiva della Galleria d’Arte Moderna. Oggi, dopo un periodo di permanenza a Piazza Collicola, l’opera torna nel cortile interno e inaugura ufficialmente “Giardino Collicola”, una piazza per la Scultura in cui troveranno posto diversi capolavori della Collezione Collicola.

 

 
 

 
 

 
 

 
 

MAURIZIO MOCHETTI "Bachem Natter Ba349 B-1944"

con il supporto di CaRiSpo

 

La sala che Palazzo Collicola dedica a Maurizio Mochetti segna l’inizio ufficiale di una collaborazione tra il museo spoletino e la CaRiSpo, da sempre vicina agli eventi culturali della città umbra. A poco più di un anno dalla mostra che venne ospitata nel piano nobile di questo palazzo, il direttore Gianluca Marziani presenta la scultura del 1987 dal titolo BACHEM NATTER BA 349 B-1944, tra le ultime acquisizioni della Fondazione CaRiSpo. Da oggi l’opera di Mochetti entra ufficialmente nella Collezione Collicola, aggiungendo un tassello significativo agli assetti futuri del nostro patrimonio museale.

“L'opera d'arte é l'idea, il progetto, mentre la tecnologia è uno strumento che mi consente di realizzare opere sempre più vicine all'idea: in questo senso l'opera d'arte é perfettibile." Maurizio Mochetti

L’opera fa parte di una serie in cui Mochetti ha utilizzato questo aereo come supporto. Gli aerei sono camuffati con il metodo gestaltico. Tale metodo, al contrario del naturalistico, che tende a confondere l’oggetto con l’ambiente, è un sistema che utilizza forme geometriche colorate con contorni netti e che tende a rompere la forma dell’aereo stesso. Il Bachem Natter è un caccia intercettore con propulsione a razzo, costruito dalla Luftwaffe alla fine della seconda guerra mondiale: con questa scultura Mochetti ipotizza in maniera ironica i possibili sviluppi della scienza gestaltica se la guerra fosse continuata. Al di là dell’aspetto ludico, elemento irrinunciabile della poetica mochettiana, tale installazione ripropone uno dei suoi temi centrali: la decodificazione dei significati attraverso lo scardinamento delle nostre capacità percettive.

Scrisse Giovanni Carandente: “…Il suo percorso sta in bilico fra l’arte concettuale e il minimalismo vero e proprio, un tragitto, dunque, assolutamente autonomo, mai percorso prima da alcuno dei suoi coetanei… …Mochetti ha preferito interessarsi nel suo lavoro esclusivamente di problemi attuali: la meccanica quantistica, la fisica atomica, la scienza delle particelle e delle loro differenti lunghezze d’onda. Di conseguenza egli pensa all’arte come ad un territorio senza limiti fisici, immateriale e vibrante… …Invece di rivolgersi a concetti razionali e immateriali che lo avrebbero portato sul terreno dell’arte concettuale, egli ha preferito rivolgersi alla fisicità mettendone soprattutto in valore l’energia…”.

Mochetti: “Sono contrario alla distinzione fra arte e tecnologia, arte tecnologica e arte pittorica. L’arte è una sola. Lo strumento, compresa la tecnologia, non è un fine ma un mezzo. L’arte è stata sempre tecnologica: il martello e lo scalpello che usava Michelangelo erano il massimo della tecnologia del tempo. Ma era già accaduto con gli Egizi, gli Assiri… la tecnologia è stata sempre uno strumento per realizzare forme e idee nuove. Lo scollamento tra arte e tecnologia non l’ho mai vissuto. È inevitabile usare la tecnologia odierna, altrimenti sarei un nostalgico”.

 

 
   
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