PALAZZO COLLICOLA ARTI VISIVE. SPOLETO

⌊ Domenica 20 Novembre 2011. Ore 12:00

     
     
 
 

ICON_ Attrazioni fatali tra immagin(ar)i e nuove tecnologie

 
   
 

 
 

*Conclusa (25 Giugno - 31 Luglio 2011)

L'UNIVERSO A PORTATA DI MANO

 

Inaugura sabato al 54esimo Festival dei Due Mondi di Spoleto il nuovo

allestimento interattivo sui misteri dell'Universo realizzato da Istituto

Nazionale di Fisica Nucleare e Fondazione Sigma-Tau

 

Apre sabato 25 giugno, a Spoleto, nella cornice del Festival dei Due Mondi, la mostra interattiva "L'Universo a portata di mano nata" dalla collaborazione tra L'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e la Fondazione Sigma-Tau. L'allestimento propone un percorso multisensoriale, una vera e propria passeggiata interattiva, in cui si susseguono videoinstallazioni artistiche che invitano il visitatore a toccare con mano i misteri dell'Universo.
Sovvertendo l'interpretazione della realtà del senso comune la fisica del XX secolo ha, infatti, reinventato le idee di spazio, tempo e materia costringendoci a guardare e interpretare l'Universo in cui viviamo in un modo del tutto nuovo.
L'allestimento realizzato per il 23esimo Spoleto Scienza, organizzato da Fondazione Sigma Tau, mette in scena alcuni dei concetti fondanti della fisica contemporanea cercando nella suggestione e nel coinvolgimento diretto con lo spettatore un nuovo linguaggio in cui si mescolano scienza, video arte e interaction design.
L'Universo a portata di mano si compone di cinque videoinstallazioni: Spazio e Tempo curvi, Fai le collisioni, Svela l'invisibile, L'espansione dell'Universo, La doccia cosmica. L'istallazione Spazio e Tempo curvi, ad esempio, riproduce su un grande schermo il reticolo in cui si intrecciano le dimensioni dello spazio e del tempo e reagisce alla presenza dello spettatore modificandosi. Il visitatore ha così diretta esperienza di come spazio e tempo non siano in realtà  stabili e assoluti ma possano mutare se influenzati dalla materia o da forze gravitazionali. "Fai le collisioni" è invece un'installazione che permette di riprodurre in diretta gli scontri tra particelle che avvengono nel più grande esperimento del mondo, LHC, l'acceleratore di particelle che si trova al Cern di Ginevra e a cui lavorano centinaia di fisici italiani.

 
     
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*Conclusa (30 aprile - 5 giugno 2011)

FABRIZIO CAROTTI "Anime Salve"

Catalogo PREARO EDITORE

 

Fabrizio Carotti presenta una selezione di opere fotografiche in cui la tecnica digitale si fonde coi principi iconografici della grande pittura italiana, in particolare con Caravaggio, il Barocco ma anche con Bill Viola e Gary Hill, lungo citazioni e richiami che tagliano trasversalmente la storia del corpo nelle arti visive.

Al centro torna l’essere umano che dichiara l’impatto della carne, del movimento istintuale, dei muscoli vivi, delle espressioni emotivamente accese. Un corpo che esprime la potenza della fisicità mentre ridesta i sensi, aumentando le percezioni attraverso la limpidezza delle reazioni sul viso, sulle braccia, sul torso, sulle gambe… Il corpo si trasforma in una macchina muscolare ed espressiva, pura vibrazione emotiva che arriva da zone ataviche, geografie ancestrali, mondi psicanalitici ed esperienze radicali.

Carotti costruisce un mondo parallelo che sfrutta la tecnologia digitale in maniera asciutta e pittorica. Ha capito il senso del limite davanti al potenziale tecnologico, ribadendo una condizione diffusa tra gli artisti che rendono l’elettronica uno strumento ormai maturo, minimale nel suo intervenire dove la necessità linguistica diventa azione grammaticale. L’intervento agisce per sottrazioni e allineamenti, senza caricare o ribadire attraverso alcuna accentuazione. Si elabora l’immagine per variazioni tonali e assenze, lungo scie luministiche che trafiggono la luce solida del nero. Ogni postura assume così un valore impressivo e concettuale, dichiarando la reazione ma anche il pensiero che anima il singolo protagonista. E’ l’arte che torna a parlare di potenza e non più di potere.

Per Carotti ogni ciclo nasce da uno stimolo di alta estrazione umanistica, basti pensare alle opere ispirate da Dostoevskij o al filo rosso con certi quadri del Seicento, Caravaggio in testa ma non solo lui. Ogni lavoro vive la personale ambizione dell’icona che supera il confine dello spazio e la fortezza del tempo: perché l’opera del nostro marchigiano segue la strada dei classici, insinuandosi tra le pieghe iconografiche dell’alta tradizione pittorica, quella che ha segnato il cammino figurativo da Giotto a De Dominicis.

 
     
 

 
 

 
 

*Conclusa (18 dicembre 2010 - 30 aprile 2011)

ANTONELLO & MONTESI "Gen(3)der"

Catalogo PALAZZO COLLICOLA EDIZIONI

 

Il progetto di Antonello & Montesi (Philippe Antonello e Stefano Montesi), utilizzando la qualità performante della tecnologia, elabora un approccio iconografico che materializza un delineato momento teorico. Da tempo ci si interroga sul “dove” andrà la fotografia dopo la recente diffusione “personal” della cultura elettronica. Di fatto non sappiamo se la stereoscopia sarà una strada praticabile in maniera sistematica; sicuramente un approccio del genere, attualizzando gli antichi marchingegni, presenta alcune indicazioni di percorso linguistico.

La stereoscopia è una tecnica con cui si realizzano immagini, disegni, fotografie e filmati, finalizzata a trasmettere un’illusione di tridimensionalità, analoga a quella generata dalla visione binoculare del sistema visivo umano. Inventata nel 1832 da sir Charles Wheatstone, utilizzando prima coppie di disegni similari e successivamente la nascente fotografia, la stereoscopia ha trovato applicazione anche nel cinema e – con tecniche diverse dallo stereoscopio ottocentesco – anche in altri campi, tra cui la fotogrammetria, la televisione e l'informatica. Più recentemente sono state sviluppate sofisticate tecniche digitali per la visione di immagini tridimensionali.

Come suggerisce il suo nome, la fotografia stereoscopica è un tipo di tecnica fotografica che si basa sulla ripresa contemporanea di uno stesso soggetto da due punti di vista diversi, posizionati su un’ideale linea di ripresa. Questa distanza è denominata interasse e le sue variazioni permettono di fotografare soggetti più o meno distanti e di influire sulla tridimensionalità finale della fotografia. La sovrimpressione delle due immagini (opportunamente trattate) crea la tridimensionalità dell'opera finale. La necessità di realizzare le due immagini in contemporanea rende imprenscindibile l'uso di due macchine fotografiche sincronizzate, sia per quanto riguarda lo scatto che per quanto riguarda le lenti e l'utilizzo di flash (da studio o da esterni). Questa sincronizzazione è la parte più complicata della ripresa stereoscopica ed è ciò che Antonello & Montesi hanno sperimentato negli ultimi dodici mesi: metodologie di lavoro diverse sono state esaminate con cura, così come flash e corpi macchina, alla ricerca del migliore workflow che ha reso fattibile la realizzazione delle foto di questa mostra. La caparbietà dei due fotografi, unita al repertorio di conoscenze tecniche messe a loro disposizione da Canon, DBW Communication e Panalight, ha permesso ad un esperimento di diventare una realtà espressiva efficace, tale da rendere il 3D sulla carta stampata non più mera rielaborazione post-produttiva ma risultato di una precisa concezione ottica, non meno sofisticata di quella che solo oggi possiamo ammirare al cinema.

La mostra affronta il tema del ritratto con un ciclo di opere dalla natura “classica”. Non a caso, dietro la qualità tecnologica della loro architettura, le immagini indagano i contenuti emotivi e psicologici dei soggetti prescelti, scovando implicazioni teoriche che superano il perimetro formale del progetto. Si cerca l’osmosi tra “immagine” e “corpo” in termini di trasformazione: così da capire come un’estetica tridimensionale incarni la muta antropologica dell’identità contemporanea, sfruttando il potenziale tecnico in un intrico di metamorfosi, sociali e culturali, attorno ai gender. Gli stessi soggetti, tutti anonimi per scelta autoriale, incarnano varie tipologie di corpi in trasformazione. L’umanità diventa una geografia instabile dalle molteplici nature, sorta di piattaforma dinamica che apre la visione dentro il rispecchiamento del “doppio digitale”.

 
 

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*Conclusa (26 giugno - 15 ottobre 2010)

TRISTAN PERICH "Interval Studies"

a cura di Giorgio Mortari

 


In tutte le sue attività creative Tristan Perich si ispira all’estetica della matematica e della fisica, elaborando forme semplici e sistemi complessi. La sua sfida si traduce in una combinazione di musica acustica ed elettronica, sia nell’espressione digitale che nei modelli fisici del suo operato.
Hanno descritto le sue composizioni come “un austero incontro di elettronica e organico”. Le sue opere per solisti, ensemble e orchestra sono state eseguite, tra gli altri, da Bang on a Can, Quartetto Calder, New York Miniaturist Ensemble, Verso Est, Y Trio, Ensemble Pamplemousse presso spazi come Whitney Museum, PS1, Chelsea Art Museum, Mass Moca, Merkin Hall, Stone and Issue Project Room della Zipper Hall di Los Angeles.
Nel 2004 Perich cominciò a lavorare sul concetto di 1-Bit Music, un percorso che si conclude con un album “fisico”, un circuito di musica generatrice confezionato all’interno di una confezione gioiello per i CD (Cantaloupe Music). Il Village Voice lo ha chiamato “dispositivo di tecnologia ed estetica in uno“; Surface Magazine ha chiamato i box di 1-Bit Music “profonda rottura con gli album tradizionali, una risposta alla intangibilità di iTunes e mp3 in una forma grafica realizzata a mano”.
Il suo gruppo di musica sperimentale, the Loud Object (con Kunal Gupta e Katie Shima), esegue musica elettronica mediante saldatura di circuiti, in diretta, di fronte al pubblico, spesso su di un vecchio proiettore per rendere trasparente il significato dei loro gesti fisici. Si sono esibiti in Germania, Giappone, Italia (Screen Music 2), Norvegia (Piksel), Inghilterra (Evolution), Islanda (Pikslaverk), Svezia e Stati Uniti (NIME Festival).
Perich ha partecipato al primo “Bang on a Can Summer Institute” (2002), eseguendo la sua musica negli spazi del Mass MoCA. E’ stato artista in residenza presso Issue Project Room. Ha parlato del suo lavoro in convegni e conferenze: tra questi si ricordino i due incontri italiani del DorkBot.
Nel ruolo di artista visivo, Perich crea disegni-penna su carta fatti da una macchina. Come per la 1-Bit Music, questi disegni, descritti “eleganti e delicati” da BOMB Magazine, uniscono l’elettronica con gli elementi fisici, esprimendo un processo digitale dei media tradizionali. Ordine e casualità prendono vita nei quadri di Perich, delicatamente eseguiti dalla macchina attraverso disegni minimali, realizzati dall’artista stesso. I disegni della macchina sono stati in mostra nel libro del 2005 “Makers”, oltre ad essere esposti in mostre collettive presso la Fondazione Dactyl, ABC No Rio, il Filottete Center e Greylock. Gli altri progetti visivi, come 1-Bit Video, continuano a spingere i suoi concetti verso nuove direzioni.
Perich ha studiato matematica, musica e informatica presso la Columbia University, dopo aver partecipato alla Philips Academy di Andover. Più recentemente ha studiato arte, musica ed elettronica nel famoso Interactive Telecommunications Program alla Tisch School of the Arts, New York University.

 
 

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