PALAZZO COLLICOLA ARTI VISIVE. SPOLETO

⌊ Domenica 20 Novembre 2011. Ore 12:00

     
     
 
 

PLANETARIUM _LE MOSTRE DI PALAZZO COLLICOLA

 
   
 

 
 

*Conclusa (25 Giugno - 30 Ottobre 2011)

LA BIENNALE DI VENEZIA - PADIGLIONE ITALIA: UMBRIA

 

Arriva a Palazzo Collicola la sezione Umbria del Padiglione Italia, grande evento

della Biennale di Venezia 2011 ideato da Vittorio Sgarbi. In mostra una selezione

coi migliori artisti viventi della Regione Umbria, riuniti assieme per un viaggio

regionale sorprendente e rigoroso, diversificato nei linguaggi e nelle narrazioni

che nasceranno tra le sale del museo spoletino.

 

ARTISTI

Andrea Abbatangelo_ Marco Agostinelli_ Sandro Bini_ Sauro Cardinali_

Cristiano Carotti_ Camine Ciccarini_ Diego Cinello_ Michele Ciribifera_

Mario Consiglio_ Desiderio_ Elena Di Felice_ Tommaso Faraci_ Marino Ficola_

Simona Frillici_ Kindergarten_ Ugo Levita_ Giorgio Lupattelli_ Brruno Marcelloni_

Francesco Marolini_ Marco Mariucci_ Rita Miranda_ Gianluca Murasecchi_

Riccardo Murelli_ Andrea Pinchi_ David Pompili_ Sabrina Ragucci_

Pierpaolo Ramotto_ Silvia Ranchicchio_ Piero Raspi_ Nicola Renzi_ Paolo Rinaldi_

Sofia Rocchetti_ Mario Santoro_ Franco Troiani_ Lisa Wade_ Antonella Zazzera

 
     
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*Conclusa (25 Giugno - 30 Agosto 2011)

1... 2... 3.. STELLA

a cura di Cristiana Collu e Gianluca Marziani

 

Tre anni di vincitori del Premio Terna, quarantasei artisti riuniti assieme in un

viaggio umbro che raccoglie il legame speciale tra una grande azienda italiana e

la cultura dell’arte visiva. Una geografia di stimoli visivi e tematici per

raccontare a Spoleto la storia di un Premio e degli artisti che lo hanno reso uno

stimolante approdo nel panorama culturale italiano.

 

ARTISTI

Giovanni Albanese_ Riccardo Albanese_ Andrea Aquilanti_ Francesco Arena_ Elena

Baldelli_ Emanuele Becheri_ Simone Bergantini_ Davide Bertocchi_ Gabriele Bonato_

Stefano Cagol_ Laura Cantarella_ Stefano Canto_ Andrea Chiesi_ Ciriaca+Erre_

Giulio Delvè_ Rocco Dubbini_ Eron_ Marco Fedele Di Catrano_ Mauro Folci_ Ren

Hang_ Meena Hasan_ Hotel de la Lune_ Ma Gang_ Alberto Garutti_ Gabriele Giugni_

Francesca Grilli_ Isola and Norzi_ Michele Manzini_ Raffaela Mariniello_ Paolo

Meoni_ Liliana Moro_ Andrea Nacciarriti_ Giancarlo Norese_ Luigi Ontani_ Giovanni

Ozzola_ Dino Pedriali_ Riccardo Previdi_ Antonio Riello_ Alia Scalvini_ Marinella

Senatore_ Francesco Simeti_ Ettore Spalletti_ Davide Tranchina_ Cai Weidong_

Yiquian Zhao_ Zimmerfrei

 
 

 

 
 

 
 

*Conclusa (18 Dicembre 2010 - 5 Giugno 2011)

ARTWO_ ARTE UTILE

A cura di Luca Modugno

 

Artwo è nata nel 2005, quando ancora non si abusava di termini quali “ecosostenibilità” e “sostenibilità sociale”, come un’avventura creativa dal profondo valore etico. Il suo ideatore, Luca Modugno, crede al valore decisivo della bellezza artistica nei luoghi in cui la libertà non appartiene al gioco del quotidiano. Rendere l’arte utile a tutti, soprattutto a chi ne ha più bisogno. Da un lato unendo la passione per l’arte contemporanea e il design, creando un percorso di intelligenza estetica e qualità morale dei prodotti; dall’altro lavorando con associazioni di recupero o realtà penitenziarie, offrendo un percorso formativo che le coinvolga fattivamente nella produzione di oggetti funzionali.


Artwo produce oggetti ideati da artisti contemporanei che, partendo da utensili d’uso comune, li decontestualizzano e riciclano, dando loro nuova forma e adeguato utilizzo. Ogni oggetto è firmato dall’artista e prodotto in tiratura limitata. Nel 2006 l’associazione ha realizzato all’interno della Casa Circondariale di Rebibbia un laboratorio attrezzato grazie ai proventi ricavati dalle vendite degli oggetti. Oggi alle ideazioni degli artisti si è affiancata quella di giovani designer, uniti da un’idea: fuggire dalla produzione stereotipata. Che sia un progetto per bookshop museali o per la regalistica aziendale, deve scaturire dal pensiero
laterale, da un modo diverso di vedere le cose e di realizzarle. Il risultato è la produzione di oggetti inediti, disponibili ad essere letti sotto una luce diversa, spiazzante.

 

ARTISTI

Giovanni Albanese, Ivan Barlafante, Enrica Borghi, Carlo De Meo,

Stefano Canto, Rocco Dubbini, Yonel Hidalgo Perez,

Gian Paolo Tomasi, Michele Giangrande.

 
     
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*Conclusa (25 Giugno 2010 - 15 Ottobre 2010)

POPSURREALISM

A cura di Gianluca Marziani e Alexandra Mazzanti

 

POP da una parte. SURREALISMO dall’altra.
Due radici generative che portano la memoria su piattaforme temporali delineate: la prima antecedente allo spartiacque del 1945, la seconda legata agli anni Sessanta della ricrescita economica e sociale. Ora il Surrealismo con la sua attitudine visionaria, le sue composizioni complesse, i suoi mondi altri; ora la Pop Art col suo feticismo per corpi e merci, la sua superficialità profonda, i suoi cortocircuiti figurativi. Due modi di ripensare il reale, due vie per leggere le criticità sociali in maniera elaborativa e avanzata, veggente come nelle migliori ipotesi che diventano “movimento”.

POP SURREALISM (in lingua inglese per il rispetto verso le origini californiane del movimento) nasce da uno dei migliori incastri tra quelle forze creative. Una miscela in cui la teoria, sia chiaro, arriva dopo l’approccio inventivo degli artisti, dopo la vena metabolica del modello stilistico, dopo le origini disegnate di una tendenza etica che vede la California come patria elettiva. I riferimenti risultano molti e variamente leggibili: emergono le radici fumettistiche di Robert Crumb, la pittura di Robert Williams e Raymond Pettibon, il pianeta pop di Mel Ramos e John Wesley, gli universi Marvel e DC Comics, le sculture di Paul McCarthy e Mike Kelley, tanto cinema d’animazione (da Walt Disney a Pixar il salto è diretto), Hollywood come mitografia quotidiana, la musica indie targata West Coast, universi underground e overground (la cultura street, le origini del mondo skate narrate da Ed Templeton, la letteratura di scuola Beat, riferimenti come Larry Clark…) ma, soprattutto, emerge Los Angeles come luogo speciale ed estremo, un laboratorio di contrasti insanabili e conviventi, una metropoli dove “highbrow” e “lowbrow” si sono sempre mescolati e influenzati a vicenda. Una città come linfa ispirativa dentro un’America che porta ogni contrasto al massimo grado, fino alla catarsi che esplode sul quadro attraverso arte, cinema, musica e letteratura. Questi quattro piani linguistici appartengono alla natura interna del Pop Surrealism, al suo motore elaborativo e digestivo, ad una metabolizzazione pluricentrica dei riferimenti. L’artista dipinge mondi che contengono montaggio e movimento interno (cinema), matrici implicite di testo e dialogo (letteratura), fino ad un suono nascosto che riguarda l’antagonismo generazionale (musica) con le sue memorie rock. La visione diviene olistica, la pittura comunica con la stessa molteplicità interpretativa che Oliver Stone o Martin Scorsese mettono nel loro cinema in apparenza “popolare”. Il Pop Surrealism è cronaca del quotidiano dentro le sublimazioni fantastiche di una pittura ben congegnata e paziente: purissima visione radicale sul confine tra verità e denuncia.

Molteplici visioni dentro universi in cui ogni artista ritrova la sua geografia elettiva. Variano le atmosfere e gli stili, il carico emotivo e la tensione psicanalitica, i riferimenti personali e le mescolanze plausibili. Non cambia la volontà di raccontarci altri piani del reale, territori ulteriori che appartengono ai surrealismi insinuanti della mente. Come in un giro ideale a Los Angeles, anche il loro mondo narrato si trasforma in un luogo impervio e imprevedibile, attraente e respingente, miscuglio di crudele e sublime, normale e assurdo, morbido e spigoloso. Giorno e notte si compenetrano in una fusione di sentimenti e attitudini: ogni cosa contiene il suo doppio e molto di più, richiama il reale con regole proprie e riconoscibili. Il POP SURREALISM racconta di luoghi e personaggi ideali che incarnano le paure ancestrali, il viaggio onirico, gli archetipi dell’infanzia, le aspirazioni oltre le piattezze del quotidiano. Un territorio d’accoglienza speciale per coloro che rileggono la storia, gli eventi quotidiani, i piccoli e grandi drammi sociali. Una metageografia in cui individuo e società si fondono nelle visioni morali di una pittura emozionale, “classica” e al contempo dissacrante, ben congegnata per tecnica e soluzioni, oltre il vincolo limitante dei generi.

Il POP SURREALISM indica una via empatica che rispecchia lo spirito più contaminato del nostro tempo. Diverse ipotesi figurative che mostrano la visionarietà e il suo plausibile iperrealismo. Paesaggi, corpi, animali, storie, natura, oggetti: è questo il mondo che si misura con la cifra metabolica degli artisti. Un metaspazio dove tutto somiglia all’iperreale ma dove percepisci atmosfere sospese, un senso di attesa spasmodica e silenziosa, di dubbio o pericolo, di silenzi anormali o strani rumori in arrivo. Il meccanismo percettivo è lo stesso di Salvador Dalì, Paul Delvaux o Joan Mirò: prima intravedi lo stadio generale dell’immagine, poi catturi alcuni elementi in evidenza, quindi scivoli nei dettagli nascosti, nei controcampi impliciti, nelle chiavi interpretative, nella giusta misura delle distanze. Il Pop Surrealism parte dalla natura iconografica del Surrealismo, ne imita l’impianto percettivo e sensoriale; però ne evolve lo stadio onirico con una visionarietà fortemente pop, schizoide e mediatica, una specie di acceleratore iconografico degli immaginari tra illustrazione e fumetto. Legare la cultura pop a quella surrealista è stato il punto di svolta del fenomeno: perché questi artisti hanno masticato il lato oscuro del pop, la zona d’ombra del feticismo ironico, i nodi più iconoclasti degli anni Sessanta. Il risultato è un gigantesco mondo parallelo che segue proprie regole ma somiglia al reale che ci circonda. Un’altra realtà che sposta i piani percettivi e sensoriali, ricordandoci i contesti d’appartenenza nella scia fluida di un’avventura senza limiti apparenti.

Attraverso quei flussi surreali ci inoltriamo in una pittura narrativa dal meticoloso impianto figurativo. Il metamondo dei sogni, come ci hanno insegnato Luis Buñuel e René Magritte, evoca il lato spiazzante del plausibile, i lati molteplici dell’esperienza ad uno stadio ulteriore. Un mondo somigliante al nostro che vuole reinventarsi, richiamando e rivoltando certe matrici paesaggistiche, domestiche, individuali. In perfetta sintonia con le radici surrealiste degli anni Trenta, mescolando la visione con le profezie figurative del Pop, gli artisti del nostro viaggio hanno un occhio chiuso ed uno semiaperto. Sembrano in costante movimento tra la registrazione del reale e la sua immediata rielaborazione onirica. Si attaccano alla vitalità pratica del vivere, ai riferimenti tra infanzia e adolescenza, alle aspirazioni morali e alle cronache del quotidiano. Al contempo, debordano nell’inaspettato, toccano le fisionomie del fantastico metropolitano. Ricreano un possibile surrealismo odierno, figlio di un’epoca trasversale, polivalente, elettronica.

Le loro sono storie di anime solitarie che non si perdono, di occhi puntati sul proprio spirito inquieto, di sentimenti estremi e amori incondizionati. Storie di bellezze nascoste e sogni realizzabili, di piccole e grandi utopie a portata delle giuste emozioni. Storie di mondi fantastici e stimolanti, crudeli e contaminati per natura. Storie che si accendono di luci emozionali, visioni prismatiche, accelerazioni magnetiche. O che catturano le zone oscure delle derive inquiete, il dramma nascosto della solitudine, la paura atavica in un posto di adulti famelici.

Immaginari che diventano storie… da vivere come fiabe compresse in cui diamo noi il giusto finale, l’epilogo che più ci piace. Perché mentre cinema, letteratura e musica offrono risposte plausibili al dubbio esistenziale, l’arte visiva crea domande a cui si aggancia il nostro sguardo, rispondendo nella maniera che sentiamo “nostra”. Siamo noi la X del titolo, il frammento finale che valorizza la luce antagonista del POP SURREALISM.

 

ARTISTI

Joe Sorren • Alex Gross • Todd Schorr • Mark Ryden • Marion Peck

Shepard Fairey • Natalie Shau • Paul Chatem • Nicoletta Ceccoli

Camille Rose Garcia • David Stoupakis • Esao Andrews • Jeff Soto

Tara McPherson • Gary Baseman • Leila Ataya • Kathie Olivas • Lola Gil

Scott Musgrove • Michael Page • Tim Mc Cormick • Nathan Spoor • Ron English

Sas Christian • Travis Louie • Jonathan Viner • Adam Wallacavage • Ken Keirns

Niba • Ahren Hertel • Ray Caesar • Mijn Schatie • Kris Lewis • Aaron Jasinsky

Ana Bagayan • Naoto Hattori • James Jean • Tim Biskup • MissVan • Kukula

 
     
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