PALAZZO COLLICOLA ARTI VISIVE. SPOLETO

⌊ Domenica 20 Novembre 2011. Ore 12:00

     
 

Palazzo Collicola conferma la sua attitudine recettiva verso le nuove dimensioni

figurative. Non è un caso che il ciclo di acquisizioni permanenti stia indagando

ulteriori modalità collezionistiche, inserendo opere murali che diventano parte

integrante della struttura museale.

 
 
 

SATELLITE COLLICOLA_ Progetti Speciali

 
   
 

 
 

BOSCONI SOUND SYSTEM

Bosconi Soundsystem nasce come progetto basato sui concetti di Djng e di Crew, dove l'idea del gruppo, la sinergia fra i singoli, l'amore per la musica senza compromessi, l'infinita ricerca, lo scambio e la condivisone rappresentano i suoi punti cardine. Futurista e Old School allo stesso tempo, Bosconi Soundsystem parte da un'idea di flusso libero che, esplorando ogni singola sfaccettatura della club music, passa dal Downbeat all'House, dalla Techno alla Disco fino alle sonorità' più' spezzate del Garage inglese o a generi più' avanguardisti senza coordinate temporali, sempre alla ricerca di nuovi stili e fusioni sonore. Bosconi Soundsystem spezza e riassesta la groove, privilegia l'emozione alla necessità di "dover" far ballare, ribolle nell'underground e crede in un idea più libera e moderna di dancefloor, dimostrando che la musica non vive solo di energia propria ma vive dell'energia che dalla consolle si crea e che direttamente viene catapultata sul dancefloor!

 
     
 

 

 
 

 
 

Sabato 25 Giugno 2011

Performance_ Ex Chiesa SS. Giovanni e Paolo

 

GIANNI POLITI_ P.E.H.D.T.S.C.K.J.M.B.A.

People.Envy.Happiness.Dogs.Thou.Sense.Courage.

Knowing.Jubilation.Means.Better.Assets

 
 

 

 
 

 
 

Cortile di Palazzo Collicola

 

GERMANO SERAFINI "A Shock called G-Block"

 

E’ sempre più difficile aderire a nuovi progetti di giovani artisti. Spesso manca la coerenza di una visione complessa, altre volte non trovi veri contenuti dietro la bella forma, quasi sempre non percepisci il senso di un marchingegno fondante. Raramente scopri la visione olistica di un artista “nuovo del mestiere” con un focus che mescoli ideazione, struttura, visibilità capillare e precisione teorica. In tema di utili eccezioni, G-BLOCK è una felice scoperta nel panorama magmatico delle proposte recenti, un piccolo gioiello che integra la comunicazione virale alla sensorialità feticistica delle forme creative.

G-BLOCK di Germano Serafini è un progetto artistico che nasce dall'esigenza di comunicare direttamente con il pubblico, rendendolo parte attiva dell'opera. Ogni G-BLOCK è realizzato in 100 copie (cm140x100) stampate su cartoncino, ognuna delle quali è suddivisa in 100 parti per un totale di 10000 pezzi da collezionare. L'interazione con il pubblico avviene con una serie di performance nelle quali l'autore distribuisce gratuitamente un totale di 8000 pezzi (pari a 80 opere intere). Le rimanenti 20 opere intere, pari a 2000 pezzi, vengono reinterpretate dall'artista in differenti forme espressive delle quali ECO G-BLOCK, Porta di accesso al cambiamento ne è un esempio. Le distribuzioni sono finora avvenute in concomitanza di importanti eventi come la Biennale di Venezia, il Frieze Art Fair di Londra, The Road to Contemporary Art di Roma. In futuro, fino all'esaurimento dei lavori prodotti, le operazioni proseguiranno presso altri luoghi dell'arte. Le date di distribuzione e altre informazioni saranno rese note nel sito dell’autore.

 
 

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9 Ottobre 2010

Performance_ Processione da Ex Chiesa Ss. Giovanni e Paolo a Palazzo Collicola

 

MAURO CUPPONE "Ahab's Syndrome"

 
 

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Palazzo Collicola

 

RAUL GABRIEL "Appunti sul pensiero della Pista Ciclabile Removibile"

 

La pista ciclabile rimovibile, tappeto della forma-pensiero, esempio di “urbage” (urban garbage), diventa una possibilità di potente cortocircuito tra la classicità ed il postmoderno, direi postognicosa, ma non con l’epidermicità di un intervento “a pelle”, estetizzante e riducibile a forma di facile consumo, bensì con l’ambizione di leggere nel portato del postcontemporaneo, direi per paradosso, la monumentalità, la forza di linguaggio possibile ed una via della visione che vuole parlare sullo stesso piano di ciò che nel consueto è inteso come storico. Ovvero, è la ricerca di un linguaggio organico e strutturato a partire dal marginale, che però riveli quanta organicità e prolificità esiste in ciò che è in fondo “derivato” e quasi “scarto“ della vita metropolitana. Non “trash” o semplicemente oggetto “urban” ma la struttura di una scrittura che appartiene al contesto che abbiamo generato nell’ultimo mezzo secolo e che ad una lettura a-pregiudiziale, e visionaria, può rivelare i caratteri di un linguaggio potente e strutturato come quello “classico”. La pista ciclabile è, insieme ai “semafori” e ai “meccanismi geneticamente modificati“, un rivelare quale assonanza possa esistere tra l’arcaico fino all’ideogramma e la scomposizione come dicevo quasi futuristica-reverse di una delle forme più consuete che conosciamo, quella della bicicletta stilizzata. La scrittura che vi è nascosta, l’estetica possibile, le architetture ancestrali che si contaminano con la “spazzatura“ semiotica urbana. Che ovviamente così “spazzatura” non è.
A Spoleto la pista ciclabile rimovibile rappresenta un vero interrogativo. Quindi invito a fare il “salto” e tentare di vedere come esista un’inevitabile osmosi tra i fenomeni della forma e del significato, se sono autentici e dotati di un’intrinseca organicità, indipendentemente da epoche, retorica e materiali.
In fondo le lettere di questo alfabeto che si compongono e scompongono mentre si cammina sulla pista ciclabile rimovibile sono omologhe all’aria, come la poesia che in fondo di lettere è composta, quindi di suoni, di vibrazioni dell’aria. Potrebbe essere una bicicletta dell’aria, scrittura che va verso il punto in cui arcaico e futuro si incontrano all’infinito. A posteriori un accostamento al Futurismo viene fuori per dinamicità e movimento, ma con una direzione opposta. Ovvero, se la “macchina“ era eccentrica rispetto all’uomo in quel caso, una proiezione infinita delle sue possibilità, quasi una protesi, in questo caso sono i “residui” di quella macchina che tornano verso l’uomo attraverso la visione che possono veicolare. La bicicletta ha molto a che fare con il concetto di urban nomads sia per dove l’ho trovata, sia in senso stretto perche nelle metropoli è uno degli strumenti privilegiati per i nomadi urbani. Scomponendo la forma nasce la mia pista ciclabile rimovibile, dove anziché essere rappresentata la forma ripetuta della bicicletta, viene decostruita la sua forma mentre si procede in avanti. La pista ciclabile rimovibile altro non è che un tappeto (red carpet) con la rappresentazione della destrutturazione della forma bicicletta, simbolo paraurbano, spesso stridente con il contesto. Contesto come quello urbano per cui ritengo che una “ecologia dell’urbano” vada profondamente incorporata ad una “ecologia dell’estetica”, intesa non come una decorazione più o meno interessante e troppo spesso “anestetica” ma come vero e proprio “percorso“ nella forma, nel suo sviluppo e decostruzione, nel suo cammino dinamico, che al concetto di statico sostituisca quello di divenire come stato permanente dell’essere e del percepire la bellezza. La metafora di un percorso temporale e formale su cui camminare, compiendo un viaggio estetico oltre che spaziale, relazionandosi con una chiave di lettura comune (la forma bicicletta) che attraverso il “congegno formale” diviene altro, diviene “altra” e costantemente “nuova” nel passaggio da forma a calligrafia e ritorno. La pista ciclabile rimovibile è temporanea e decontestuale, ecologia del segno con alcune stonature inquietanti.
La bicicletta fa parte della mio ritrovamento nell’urbano anche banale, periferico, obsoleto, come la segnaletica, i semafori, i meccanismi industriali, di una visionarietà che questi nascondono. Attraverso la loro scomposizione nei vari elementi che li compongono e la ricomposizione in forma differente, ma sempre a partire da quegli elementi, è possibile comunicare parti di questa visionarietà. Ha a che fare con una messa in scena dell’oggetto “banale” non come ready made ma come chiave per un’estetica di rimando, che dalle componenti dell’oggetto possa ripartire. Un’estetica del suburbano.
Il processo di smontaggio/rimontaggio della struttura mostra elementi ambigui che modificano il carattere apparentemente “rassicurante” della forma stessa e del concetto che sottende. Il primo elemento che mi spinge in questa direzione è la bellezza di tali scoperte dentro “l’immondizia tecnologico metropolitana”. Quando ho visto questa bicicletta sono rimasto folgorato come con i semafori.
Ho immaginato una pista ciclabile dove anziché la forma ripetuta della bicicletta ci fosse un suo processo di scomposizione, viaggio nella forma oltre che nello spazio. Il rassicurante concetto di ecologico come “inoffensivo“ e politically correct viene messo in discussione attraverso un processo estetico, dove dalla bicicletta escono punte, forme che mettono in discussione l’idea falsata di una “sicurezza” raggiunta.

 
 

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